Web e Musica, gioie e dolori di una relazione complessa
(Periodo di pubblicazione: Ottobre 2010)
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Web e Internet o Internet e Web? dalle ceneri generate da una prorompente e devastante espansione del progresso tecnologico è emerso qualcosa che sembra avere la potenza di un raggio paralizzante scagliato contro l’umanità da misteriosi esseri provenienti dalla lontana "galassia bubu7", un raggio che giorno dopo giorno avvolge sempre più vittime nella sua invisibile maglia magnetica, le imprigiona e talvolta forse addirittura succhia a questi poveretti la capacità di connettere (cosa avete capito? . . non il PC, la mente!).
Qualcuno lo vede ancora come un inviato satanico, altri già da un po' hanno accettato la resa, di fronte all'evidenza della sua singolare utilità; altri ancora lo venerano probabilmente più di quanto nella storia di tutto il genere umano si sia mai venerato alcunchè.
Chiamiamolo Internet, o Web, o surrogato di Bill, o succhia cervelli, chiamiamolo come preferiamo ma questo coso (o questa cosa) ha cambiato (leggi "stravolto") anche il mondo della musica.
Or vien il bello:
cos'ha fatto il web di veramente utile per la musica?
cosa sarebbe stato meglio evitare?
si può fare ancora qualcosa per correggere gli errori?
Il primo pensiero, di chiunque vorrà soffermarsi a ragionare sulla questione, si poserà di certo sulla spinosa problematica della estrema facilità con la quale si possono scaricare musica, video e opere letterarie protette. Di responsabili per questa "facilità" però, se ne possono individuare a "stormi", e se volessimo crearne una lista io non dimenticherei di porvi in cima: "produttori", "artisti" e alcuni altri "personaggi" tra cui "società" che gestiscono per legge alcune "cosette" nel lungo, tortuoso e impervio percorso dall'autore al consumatore.
Tutta questa gente (compresi i nostri idoli!), iscritta d'ufficio in questa ipotetica lista, hanno mai fatto qualcosa per venire incontro a chi gli procura i soldini per vivere da nababbi? qualcuno di loro ha mai pensato di dimezzare (capisco che sembra una bestialità ma è un esempio!) i prezzi dei loro prodotti sul mercato?
Hanno iniziato a preoccuparsi e ad occuparsi della questione (ma temo più che altro per se stessi) quando sono comparsi gli mp3.
Con tutto ciò non voglio dire che chi scarica da Internet non ha doveri e responsabilità, al contrario, sia chiaro questo, di fronte alla Legge (e non solo!) chi scarica gratis (e peggio ancora poi le diffonde!) Opere protette commette un reato che andrebbe sanzionato!
Però non sarebbe lecito chiedersi anche:
"chi ha messo in mano a costoro gli strumenti per farlo?"
Se io viaggio su una strada a 180 Km orari, sono veramente l'unico colpevole? o lo è anche chi produce e vende (a scopo di lucro!!) auto che possono infrangere la Legge?
Se oggi sparassi ad un mio vicino di casa perché sono stanco di ascoltare la sua radio, sono l'unico colpevole o qualche responsabilità la possiamo affibbiare anche a chi produce e vende strumenti di morte e a tutti coloro che in qualsivoglia maniera mi hanno permesso di entrarne in possesso?
Sull'altro piatto della bilancia bisogna ammettere che Internet, il Web in generale, ha permesso a molti artisti sconosciuti di farsi notare e conoscere, di emergere dalla folla degli eterni anonimi fantasmi. Inoltre ora si comincia ad intravvedere qualcosa di positivo anche da parte dei grandi nomi, grazie al web è già un po' più facile arrivare legalmente alle loro opere e sempre legalmente anche a costi più umani.
Continuiamo per questa strada, diamogli un affondo per piacere, una grande accelerata, ne abbiamo bisogno tutti.
Mi vien troppo facile a questo punto sfruttare frasi ormai corrose dall'abuso dell'uso: "è sempre la solita minestra!" oppure "si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati". Si perché secondo il mio parere non si dovrebbe permettere la diffusione di mezzi e strumenti che "fanno l'uomo ladro!"
E' giusto lamentarsi quando il simpatico vicino di casa canta alle 2 di notte ubriaco se ogni anno a Natale e Pasqua gli regaliamo uno scatolone di bottiglie?
E pensare che Amleto aveva già capito tutto, che mente!
To be, or not to be, that is the question:
Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And, by opposing, end them.
Essere o non essere, ecco la questione:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna,
o prendere le armi contro un mare di affanni,
e, contrastandoli, porre loro fine.
Buone meditazioni!


